
Federico De Roberto innamorato e affascinato dall’Etna così la descriveva:
“La maestosa solennità della sua mansuetudine e la terribile distruttività apportatrice di morte; i monti che emergono tondeggianti sulla sua mole vetusta e gli anfratti che, al pari di rughe, ne solcano i fianchi; le chiome folte e segrete dei boschi e le radure brulle e arse dal sole; gli animali e la vegetazione ai diversi livelli dell’altitudine, che sembrano quasi ornamenti per conferirne una bellezza maggiore.”
Questa è l’Etna! e su questa Etna così maschia, e nello stesso tempo femmina perché nelle sue viscere più segrete e più intime essa nasconde il ribollio di una materia vitale, che periodicamente porta alla luce con la forza dell’espulsione, come fa il grembo materno per partorire la vita, Michele e Mario Grasso coltivano la vite, da cinque generazioni.
La Famiglia Grasso-Leonardi vanta una lunga tradizione nell’arte del vino e della viticoltura iniziata nella prima metà del 1800 da Giuseppe Grasso, e da Pietro Leonardi per parte di madre. Oggi i vigneti e Villa Santo Spirito rappresentano il punto d’incontro, il riferimento forte e tangibile tra la cultura e la storia del luogo e la passione per la produzione di vini di alta qualità nella fertile terra dell’Etna e, la villa prende giustamente il nome della omonima contrada che è, per la produzione dell’Etna Rosso DOC, la più pregiata in assoluto. Le vigne, dalla Villa che svetta sulla Statale Fiumefreddo - Randazzo, salgono dolcemente arrampicandosi su per i tortuosi e scoscesi declivi lavici, sino alla quota di 800 metri, dentro il Parco Naturale dell’Etna.
Cresce così, in queste vigne, baciate dal sole, uniche al mondo per la presenza di un Vulcano così affascinante, misterioso, incantevole e ricco di storia e nello stesso tempo pieno d’insidie e artefice e unico protagonista di disastrose colate laviche, questo Nerello Masacalese “etereo e poco materico, gli antociani timidi, la finezza regalata dall’altezza e dal clima freddo Etneo, le radici a piede franco piantate nelle continue eruzioni e coltivate dall’unica popolazione europea a educazione geologica diffusa, il suo essere minerale, sapido e fumè, ingentilito da una frutta mai gridata”. …Un vino prestigioso e unico! (dal libro di Luciano Pignataro 101 vini da bere almeno una volta nella vita).
I vigneti dell’azienda si estendono per circa dieci ettari a Passopisciaro, più un ettaro coltivato a spalliera a circa un chilometro a sud dell’azienda salendo dalla stradina Comunale di Santo Spirito, denominato “nucidditu” per il fatto che originariamente il terreno era coltivato a nocciole. Anche a Sant’Alfio in contrada “ La Nave” vicino il Castagno dei Cento Cavalli, Michele e Mario Grasso possiedono un antico vigneto di famiglia, sin dal 1820.
L’ottanta per cento dei vigneti allevati in azienda è costituito da Nerello Mascalese. Tale nome deriva dal fatto che verso il 1500 l’Arcivescovo di Acireale Monsignor Bonadies per popolare la Contea di Mascali fece emigrare dei contadini dall’Acese. Quei contadini impiantarono i primi vigneti selezionando e diffondendo il vitigno per tutta l’Etna.
Tra il 1700 e il 1900, i vini di Passopisciaro furono molto richiesti ed apprezzati sia per il grado alcolico, che per le proprietà organolettiche, e dallo “scaro” di Riposto nel quartiere “scariceddu”, dove la nostra Azienda possiede un antico magazzino vinicolo e una fornita Enoteca, partivano dentro botti di castagno da sette ettolitri, imbarcati su velieri diretti su porti Europei e anche dell’America Latina.
Nei vigneti dell’Azienda i lavori più delicati dove occorre precisione e professionalità, vengono eseguiti manualmente, mentre i lavori di zappatura del terreno con l’ausilio di mezzi meccanici. A mano viene eseguita l’operazione di scalzatura delle viti a Gennaio, e di spollonatura decespugliamento nei mesi di Giugno - Luglio. La vendemmia nei primi giorni di Ottobre è una sagra di colori, di profumi, di canti, di tradizioni. Le mani esperte delle nostre donne, guidate dalla Signora Maria, raccolgono con esperienza il frutto di un anno di fatiche.
Questa è la vendemmia, che come un ciclo vitale, rinnovandosi, ritorna ogni anno. Come tante piccole “vite che formano la vigna della vita”: dopo la vendemmia si pensa già alla prossima. Chi ama la vigna, vive e percepisce queste sensazioni. Essa d’altronde dà sempre dei buoni frutti; chi la ama, rimane preso da questi sentimenti, e come qualcosa di apparentemente soprannaturale e divino, ci fa percepire la sensazione che con la vendemmia di anno in anno, si ripeta e si rinnova dentro di noi, … il ciclo della vita. E’ la vendemmia che ci spinge, ci stimola, che ci dà la forza, per andare avanti in questa nostra vita piatta, ormai scontata e fatta di consuetudini e di luoghi comuni, perché il prossimo anno ci sarà un’altra vendemmia, e noi…, non possiamo, non dobbiamo mancare!. Mario Grasso
L’Azienda Agrituristica Etna Wine dei Fratelli Grasso non partecipa a concorsi e rassegne vinicole (solo qualcuna a carattere locale) in quanto ritiene che le suddette siano troppo influenzate dalle mode dettate e pilotate a suon di quattrini da qualcuno che, una mattina alzandosi dal letto reduce di una nottata insonne dovuta agli effetti e ai postumi di una cena a base di “ peperoni, ostriche e orecchie di prete”, decide che il vino per essere buono e di pregio deve essere barriccato, e quindi in bocca deve sapere di legno , di caramello e di quell’ orribile sapore di carbone prodotto dalla curvatura a caldo delle doghe della botte! Nei concorsi i vini spesso sembrano “fotocopiati”; se ne trovate uno diverso dagli altri, sarà senz’altro un vino “fuori dalle righe”, da bocciare, da escludere,… a prescindere. “ E’ più facile che vi succeda di trovare domani mattino una scimmia arrampicata sulla vostra antenna televisiva, che apprendere la notizia della vincita di una bottiglia di vino dei Fratelli Grasso in un concorso vinicolo”! Ironia a parte l’Azienda non avrebbe modo di poter soddisfare richieste di grossi quantitativi di bottiglie perché la modesta produzione di vino viene commercializzato direttamente in Azienda e presso l’Enoteca di Largo Laviefuille a Riposto. Tuttavia qui di seguito, e , per “dovere di cronaca” riportiamo una parte dell’articolo che il giornalista LUCIANO PIGNATARO ( 1 ) ci ha voluto dedicare, spontaneamente e a titolo gratuito, nel suo ultimo libro “101 VINI DA BERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA (spendendo molto poco)”: “ Il vino di Michele e Mario Grasso, quarta generazione a lavoro nel favoloso areale di Castiglione di Sicilia (siamo a Passopisciaro, quasi 700 metri affacciati sull’Etna verso i Nebrodi e la Valle dell’Alcantara), costituisce la principale produzione e ha la naturalezza espressiva di una agricoltura fantastica, un vero e proprio giardino di dieci ettari dove convivono nei terrazzamenti lavici costruiti nei secoli l’alberello, il cordone speronato, un sistema misto con alberello su filo, le cui radici sono su ben 23 strati eruttivi e producono una media di 40 quintali a ettaro”…
( 1 ) Luciano Pignataro è giornalista, capo servizio a <<Il Mattino>> di Napoli dove ha, dal 1995, una rubrica settimanale sul vino. Autore di guide specializzate, ha coordinato per tre anni per il Sud i “Vini Buoni d’Italia del Touring Club. Dal 1998 è ispettore della Guida Ristoranti dell’Espresso. Il suo sito specializzato www.lucianopignataro.it è tra i più seguiti in Italia. Per la Newton Compton ha pubblicato “ La cucina napoletana di mare e I dolci napoletani.